About something, di sicuro. Perché non si può dire che il "Tanto rumore" si stia facendo "per nulla", se parliamo dell'attuale situazione Alcoa.
Nell'ultimo articolo riguardante questo contesto, in questo blog, abbiamo parlato infatti di come l'Alcoa avesse riceuto l'offerta elaborata dal Governo Italiano, secondo la quale la multinazionale americana avrebbe usufruito degli sconti sull'energia elettrica, secondo quanto accordato quindici anni orsono, ovvero dalla stabilizzazione dell'Azienda negli stabilimenti italiani. Di conseguenza stavamo aspettando una risposta dell'Alcoa, che in prospettiva pareva essere ovvia: per quale motivo, dopo aver chiesto i finanziamenti, e dopo averli ottenuti, infatti, l'Alcoa avrebbe dovuto deciso di chiudere ugualmente?
La coerenza diceva palesemente che, ormai, i problemi erano risolti.
Ma non è stato così.
Troppo facile pretendere che una grossa azienda come l'Alcoa vada ad affrontare nuovamente gli stessi problemi che sta attraversando ora. Meglio pararsi il culo, dicono, ed aspettare una conferma da parte dell'Unione Europea.
Come già abbiamo spiegato in passato, infatti, dobbiamo ricordare che fu proprio l'Unione Europea ad aver impedito all'Italia la prosecuzione nel fornire finanziamenti di denaro pubblico all'Azienda produttrice d'alluminio presente nel nostro territorio nazionale, e nonostante le promesse e gli accordi precedentemente fatti, il nostro Governo non poté nulla contro l'imperativa ordinanza dell'UE.
E' per questo che gli americani, sentendo e ricevendo tutta la disponibilità nazionale italiana, non si accontentano, e vogliono essere certi che l'UE non si ripresenti, una seconda volta, con i suoi impedimenti concernenti questi maledetti sconti sull'energia elettrica.
Allora ecco che si scatena il putiferio, paradossalmente, tra Alcoa e Governo Italiano, che sono i due enti che vorrebbero (almeno a parole, s'intende: l'Alcoa deve ben dimostrarlo con i fatti) proseguire la produzione di alluminio negli stabilimenti sardi e veneti.
Per quale motivo, quindi, l'Unione Europea non dà una risposta definitiva? E' evidente che, se ci fosse da dire sì per calmare le acque, per lasciare i sardi in Sardegna e i veneti in Veneto, anziché costringerli a catapultarsi in massa, insieme alle loro famiglie, a Roma, non si attenderebbe tanto.
Ma allora? C'è da preoccuparsi?
Forse. Di sicuro il "Tanto rumore" shakespeariano richiamato nel titolo, non si sta facendo "about nothing". Ma qualcosa, sotto sotto, c'è.
Vediamo dunque cosa è successo in questi ultimi giorni e in queste ultime ore.
L'accordo fra Governo e dirigenti Alcoa era stato fissato inizialmente, come riportato nel nostro stesso blog, per il 5 di Febbraio, data anticipata al 3, cioé oggi.
Il Governo, però, ha deciso di rinviare quest'incontro all'8 di Febbraio, data in cui l'Alcoa ha minacciato di chiudere gli stabilimenti, per cui i dirigenti americani hanno chiesto un'anticipazione, esponendone la necessità.
Hanno inoltre minacciato, nel caso in cui quest'incontro non dovesse eseguirsi prima dell'8 del corrente mese, di chiudere definitivamente entrambi gli stabilimenti di Portovesme e di Fusina.
Ma passiamo ora a coloro che rischiano drammaticamente il posto di lavoro.
Tra operai assunti in maniera diretta, e personale assunto dalle aziende che lavorano negli stabilimenti Alcoa, si parla di circa 5000 posti di lavoro, restringendo il campo al solo stabilimento di Portovesme. Potenzialmente si potrebbe quasi raddoppiare la cifra, aggiungendo a questo lo stabilimento veneto sito nei pressi di Porto Marghera.
Cosa possono fare, se non far vedere a tutta Italia la loro disperazione che si aggiunge a quella di tutti i componenti delle loro famiglie?
Pare che i sindacati stiano pensando di chiedere al Governo, allo Stato Italia di prendersi la responsabilità in maniera diretta, e di assumere il controllo della situazione acquisendo questi stabilimenti, rendendoli quindi pubblici e non più privati.
La strada è lunga, e il tempo è poco.
Sentiremo ancora tanto rumore. Ma speriamo che quello che si sta facendo, serva a qualcosa.
Visualizzazione post con etichetta Corte Europea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Corte Europea. Mostra tutti i post
03/02/10
13/11/09
Questione crocifissi: Stato e delinquenti contro l'Europa
Dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulla rimozione dei crocifissi dalle aule delle scuole pubbliche, come si sa, lo Stato italiano ha avviato una campagna in controtendenza al resto delle nazioni europee, dichiarando il crocifisso come simbolo della tradizione e della storia cattolica italiana, e rendendo illegittima la dichiarazione della Corte Europea di Strasburgo.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, insieme a tutta la sua schiera politica, si è dichiarato decisamente contrariato dalla decisione presa in Europa, e ha annunciato pubblicamente che l'Italia non seguirà la direzione presa dal resto delle Nazioni europee. Insieme allo schieramento di Centro-Destra, ovviamente, troviamo il Vaticano, il quale persevera nel voler mettere un proprio parere in ciò che è italiano, ossia al di fuori dai propri confini.
Lo Stato laico-cattolico italiano si trova dunque nuovamente coinvolto in un problema che non riguarderebbe mai uno Stato semplicemente laico.
Sul fronte prettamente scolastico, il nostro Ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini non ha perso tempo a presentare ricorso alla Corte Europea, mentre sui fronti politici in generale diverse sono state le reazioni. Come detto, la Destra e il Centro-Destra hanno utilizzato qualsiasi definizione dispregiativa esistente per descrivere la sentenza della Corte di Strasburgo, ma anche a Sinistra non si è scherzato: Pierluigi Bersani, leader del Partito Democratico, ha dichiarato che "su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto". Inoltre ha affermato che "un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno". E la sua aassenza lo sarebbe?
La CEI non ha evitato di esporsi nei nostri giornali e nelle nostre TV nazionali, che sono state infestate dai pareri contrari a questa decisione da parte di religiosi, oltre che, come detto, di politici - ci tengo a ripeterlo - di entrambi gli schierameti parlametari.
In un clima di contestazione generale, quindi, in cui gli spazi d'espressione per coloro che approvano la laicità delle scuole italiane, la libertà ed il diritto di non essere obbligati ad avere di fronte il simbolo di una religione, questi spazi, dicevo, sono estremamente limitati se non addirittura inesistenti; in un clima in cui il Presidente del Consiglio dichiara pubblicamente che in Italia, nonostante la sentenza europea, i crocifissi resteranno appesi nelle aule delle scuole pubbliche; in un clima in cui il Vaticano interviene quotidianamente con le sue prediche illegittime (in quanto inerenti le scuole pubbliche di uno Stato laico come l'Italia), le conseguenze erano abbastanza ipotizzabili.
Ieri mattina i soliti idioti hanno cominciato con gi atti vandalico-minatori.
Sono già state ricevute, sia da parte del cittadino che presentò ricorso alla Corte di Strasburgo, sia da parte di alcuni membri dell'UAAR, che ha sostenuto questa causa, delle lettere minatorie ed irte di insulti.
Ieri mattina degli aderenti a Lotta Studentesca, gruppo vicino a Forza Nuova, ha fatto irruzione nella sede del Partito Radicale a Roma facendo scoppiare una bomba carta, lanciando volantini ed affiggendo tre crocifissi sul muro.
Ieri pomeriggio sulla porta della sede dell'UAAR di Treviso è stata trovata la scritta "la vostra ragione non cancellerà la nostra tradizione", e sul manifesto è stato appeso un crocifisso.
Lo Stato interverrà per fermare questi atti vandalici, o continuerà a fomentarli andando contro la laicità costituzionale?
Qualcuno cercherà di non far sfociare questi primi atti intimidatori in vere e proprie violenze, oppure il nostro Governo li sosterrà?
Il Vaticano sarà contrario alla violenza di questi facinorosi, oppure, visto il rischio di perdere un posto in prima fila nella vita dei nostri bambini, e quindi nel futuro dell'Italia, rinnegherà anche quel principio?
Cercheremo di seguire gli sviluppi di questo principio di rivolta portata avanti da persone che, nel 2009, pare non abbiano acquisito grandi sviluppi progressisti dai fanatici religiosi del XVII secolo.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, insieme a tutta la sua schiera politica, si è dichiarato decisamente contrariato dalla decisione presa in Europa, e ha annunciato pubblicamente che l'Italia non seguirà la direzione presa dal resto delle Nazioni europee. Insieme allo schieramento di Centro-Destra, ovviamente, troviamo il Vaticano, il quale persevera nel voler mettere un proprio parere in ciò che è italiano, ossia al di fuori dai propri confini.
Lo Stato laico-cattolico italiano si trova dunque nuovamente coinvolto in un problema che non riguarderebbe mai uno Stato semplicemente laico.
Sul fronte prettamente scolastico, il nostro Ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini non ha perso tempo a presentare ricorso alla Corte Europea, mentre sui fronti politici in generale diverse sono state le reazioni. Come detto, la Destra e il Centro-Destra hanno utilizzato qualsiasi definizione dispregiativa esistente per descrivere la sentenza della Corte di Strasburgo, ma anche a Sinistra non si è scherzato: Pierluigi Bersani, leader del Partito Democratico, ha dichiarato che "su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto". Inoltre ha affermato che "un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno". E la sua aassenza lo sarebbe?
La CEI non ha evitato di esporsi nei nostri giornali e nelle nostre TV nazionali, che sono state infestate dai pareri contrari a questa decisione da parte di religiosi, oltre che, come detto, di politici - ci tengo a ripeterlo - di entrambi gli schierameti parlametari.
In un clima di contestazione generale, quindi, in cui gli spazi d'espressione per coloro che approvano la laicità delle scuole italiane, la libertà ed il diritto di non essere obbligati ad avere di fronte il simbolo di una religione, questi spazi, dicevo, sono estremamente limitati se non addirittura inesistenti; in un clima in cui il Presidente del Consiglio dichiara pubblicamente che in Italia, nonostante la sentenza europea, i crocifissi resteranno appesi nelle aule delle scuole pubbliche; in un clima in cui il Vaticano interviene quotidianamente con le sue prediche illegittime (in quanto inerenti le scuole pubbliche di uno Stato laico come l'Italia), le conseguenze erano abbastanza ipotizzabili.
Ieri mattina i soliti idioti hanno cominciato con gi atti vandalico-minatori.
Sono già state ricevute, sia da parte del cittadino che presentò ricorso alla Corte di Strasburgo, sia da parte di alcuni membri dell'UAAR, che ha sostenuto questa causa, delle lettere minatorie ed irte di insulti.
Ieri mattina degli aderenti a Lotta Studentesca, gruppo vicino a Forza Nuova, ha fatto irruzione nella sede del Partito Radicale a Roma facendo scoppiare una bomba carta, lanciando volantini ed affiggendo tre crocifissi sul muro.
Ieri pomeriggio sulla porta della sede dell'UAAR di Treviso è stata trovata la scritta "la vostra ragione non cancellerà la nostra tradizione", e sul manifesto è stato appeso un crocifisso.
Lo Stato interverrà per fermare questi atti vandalici, o continuerà a fomentarli andando contro la laicità costituzionale?
Qualcuno cercherà di non far sfociare questi primi atti intimidatori in vere e proprie violenze, oppure il nostro Governo li sosterrà?
Il Vaticano sarà contrario alla violenza di questi facinorosi, oppure, visto il rischio di perdere un posto in prima fila nella vita dei nostri bambini, e quindi nel futuro dell'Italia, rinnegherà anche quel principio?
Cercheremo di seguire gli sviluppi di questo principio di rivolta portata avanti da persone che, nel 2009, pare non abbiano acquisito grandi sviluppi progressisti dai fanatici religiosi del XVII secolo.
Etichette:
Corte Europea,
Crocifissi,
Intimidazioni,
Laicità,
Scuola,
Vaticano
Iscriviti a:
Post (Atom)